neonazismo

Lui è tornato

Berlino, 2011. Hitler si sveglia ad un tratto nel fango di un giardino pubblico e comincia ad aggirarsi per la città, tra ignari e talvolta sorpresi passanti, iniziando a domandarsi cosa gli sia successo, ma soprattutto cosa sia accaduto alla sua amata Germania. I muri sono cosparsi di strana propaganda colorata in caratteri incomprensibili, si aggirano persone dalla dubbia origine ariana, alcuni meticci gestiscono piccole imprese, i giovani tedeschi muoiono a frotte per le strade distratti da quegli infernali telefonini, che andrebbero loro proibiti, ed anzi andrebbero incentivati presso gli ebrei e gli altri non-ariani, per farli estinguere.

Poco a poco Hitler, comincia a conoscere persone, fa domande, finisce per fare un programma in televisione perché tutti lo credono un comico, ottiene sempre più successo. I suoi collaboratori ne sono entusiasti, la gente è perplessa, ma il sostegno cresce…

Questo è il libro Lui è tornato di Timur Vermes, di cui l’8 ottobre scorso è uscito anche il film nelle sale tedesche, alla regia David Wnendt.

La peculiarità della pellicola è che, un po’ imitando le idee del libro, molte delle interviste e degli incontri dell’attore-Hitler sono reali, con persone in carne ed ossa, che purtroppo molto spesso agiscono e parlano senza pudore di fronte alla telecamera, sostenendo il nazismo, o per lo meno le sue scellerate idee.

Speriamo che il film arrivi presto anche in Italia, dove — citando l’intervista con il regista — è meglio non chiedersi che cosa farebbe la gente, nel rivedere un tragicomico duce redivivo.

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