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Cinema in pillole – Hunger Games – Il canto della rivolta – parte I

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Già Hunger Games è una deuterologia in tre libri, di cui poi sono riusciti a fare ben quattro film, per cui l’ottimismo con cui ho visto quest’ultima prima parte è facile da immaginare.

Katniss si ritrova a parlare con se stessa come i dementi al manicomio in cui viene internato James Cole, mentre veniamo introdotti al Distretto 13. Già, il famigerato distretto distrutto, è in realtà vivo e vegeto e tutti quanti sono stipati sottoterra in una città simile a Zion, ma senza orge. Per misteriosi motivi anche qui c’è un grandissimo canale di aerazione, che si estende dalla cima al sottosuolo, in modo che se una bomba sfonda il soffitto fa fuori tutti quanti, ovunque si trovino… Certo potrebbe trattarsi anche di un inedito silo per missili nucleari, ma non divaghiamo…

Katniss è al Distretto 13 e c’è anche quel patatone-bonazzo di Gale, che però lei non si fila di striscio perché sta ancora a preoccuparsi delle sorti di Peeta, che al momento attuale: ha dichiarato di adorarla come uno zerbino, è più basso di lei, nella prima arena si allea con i suoi nemici per ucciderla, ma poi la salva, ancorché si fa male e spera in un pompino-da-grotta, poi la perseguita ovunque mentre sono entrambi costretti ad un finitissimo matrimonio e… Non fa nient’altro. A questo punto qualsiasi donna avrebbe tirato un sospiro di sollievo, perché a nessuno piacciono i matrimoni forzoso-combinati, nemmeno alle principesse Disney.

Invece Katniss è in amorosa pena… Non che non si possa essere in pena, ma lì accanto a te c’è il fighissimo e bonazzissimo Gale. Per Bacco e Diana! Comunque è il momento delle presentazioni: c’è l’orologiaio degli ultimi giochi della fame, poi ci sono altri sopravvissuti e la presidente-dittatrice del Distretto 13. Katniss deve fare loro da icona, deve parlare per la ribellione e lo farà in un clamorosissimo spot dove tutto sarà finto fuorché lei: a questo punto perché non l’avete fatta in 3D che vi veniva meglio e diceva esattamente quello che volevate?

Noo… L’allegro gruppetto ha un’idea migliore: la manderemo tra i vari distretti a fare riprese dal vivo, così se muore nel frattempo, tanto meglio, altrimenti le facciamo precipitare il jet come a Gagarin, se diventa troppo famosa.

Comincia il giro della fame, Katniss e il suo sprovveduto gruppetto, armato di futuristiche telecamere e medievali archi e balestre, vanno a far visita a moribondi e disperati in ogni parte del paese, mentre quest’altri sono lì che implorano solo che la smettano. Capitol City nel frattempo manda bombardieri a radere al suolo quel poco che è rimasto, ma soprattutto impegna tutto l’esercito a far fare turni di lavoro estenuanti a corpulenti operai di alcuni distretti… Oh che ingenui: bastava che vi rifacevate ai colonialisti inglesi o alla prima industrializzazione, per capire che tutte quelle guardie non servono. Inoltre siete già a corto di soldi, mandate 20 soldati per controllare 40 operai?!? Ma quanti vi costerà alla fine? Conviene almeno?

Ma si vede che Capitl City è alla frutta, perché al governo ci stanno dei geni peggio che da noi.

I ribelli dal canto loro non sono molto più furbi, tant’è che corrono in massa per piazzare delle bombe su una diga, che poi esplode di lì a poco sommergendoli tutti mentre scappano.

Frattanto che succedono tutte queste belle cose Capitol City decide di bombardare un po’ il Distretto 13, dando però l’occasione a Peeta di annunciarlo in diretta TV, cosa che salva tutti quanti. La presidente-dittatrice del Tredici spiega soavemente che le mappe che ha Capitol City sono vecchie e nel frattempo il loro bunker è cambiato: ora loro hanno infiltrati a Capitol City, nonostante non abbiano un soldo, mentre quest’altri, che vivono nell’opulenza e nel debito non hanno abbastanza quattrini da corrompere qualcuno e farsi dare i Piani di Costruzione Segreti? Sorvoliamo…

L’ultima parte del film è dedicata ad un improbabile salvataggio di Peeta, mentre tutte le centrali elettriche sono disattivate e Capitol City è al buio; lo salvano, ma intanto si scopre che il presidente Snow aveva già pianificato tutto (vecchia ciabatta, non hai mai visto Guerre Stellari?!?! Palpatine non ti ha insegnato nulla?!?! Far entrare i ribelli nel tuo territorio può solo portarti alla rovina…).

Arrivati a questo punto del film la maggior parte degli spettatori è in catalessi, in attesa di un urletto di Wanna Marchi per ridestarne l’attenzione, quando il salvato Peeta salta giù dal lettino e cerca di strangolare Katniss

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Per fortuna di lei, lui non ha visto Trono di Spade, e un tizio che era lì di passaggio (si fa per dire) gli tira una padellata in testa e lo fa svenire.

Titoli di coda. Tadadadan. Tadadadan. Tadadadan. Hunger Games… Alla prossima quarta parte di due! Arrivederci e grazie.

Fonte: Hunger Games – Il canto della rivolta – parte I

Voto: Guardare Super Man che beve del latte al bar

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Cinema in pillole – Interstellar

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Cooper è un costretto-agricoltore, che una volta fu ingegnere e pilota spaziale, anche perché di solito la NASA non manda nello spazio l’ultimo appassionato di Battlefield Last Qualcosa, ma gente che ha studiato un minimo. A questo punto il film comincia già a sfidare la mente del recensore-medio che si sente in dovere di criticare ogni singolo evento con la propria base scientifica da Super Quark.

La Terra comunque è in rovina: le agricolture stanno morendo, l’aria diventa irrespirabile, tempeste di sabbia stile anni ’30 sommergono case e città. Al potere stanno degli ignoranti più ignoranti di quelli attuali, la cui unica aspirazione sono la terra e il mattone. La figlia di Cooper s’azzarda a parlare dell’allunaggio a scuola, ma viene subito zittita dagli eredi dei complottisti-da-scie-chimiche.

Per la fortuna di tutti, a salvare l’umanità ci penseranno gli umani del futuro, che in un paradosso ontologico hanno cominciato già da 50 anni a mandare segnali alla NASA ed hanno aperto un buco-di-tarlo vicino a Saturno.

Ancora una volta fioccano le domande dei recensori: perché vicino a Saturno?! Perché non accanto alla Terra! E’ troppo lontano! Io lo avrei aperto in camera della bambina!

Zitti! Il film continua, dal futuro convergono provvidenziali segnali alla camera di Murph, figlia di Cooper, il quale viene così direttamente coinvolto nella faccenda e portato a scoprire la base turbo-segreta della NASA, ormai in attività clandestina a causa dei tagli alla scuola e alla ricerca.

I recensori non si danno tregua: perché lo hanno accolto?! Perché mandano proprio lui?! Perché non gli sparano?!

Ma perché ovviamente è stato scelto dagli umani del futuro e perché è un pilota, massa di balordi trogloditi. Quelli alla NASA da 50 anni aspettano una soluzione, vuoi che non colgano questo evento come un messaggio? Ma ovviamente se non c’è Dio di mezzo non ci si capisce mai niente.

Comunque sia Cooper e l’allegra combriccola, che include lo stratega di Hunger Games, si avviano nello spazio su una navicella spaziale.

Il film non riesce a proseguire perché si alzano alti lai da parte della critica: perché usano un razzo?! Poi dopo non lo usano più!!! Il razzo potrebbe bruciare gli uffici!!! Ma che fanno!?!

Che strazio… Siamo 100 anni da adesso, avranno delle porte resistenti su quei cazzo di uffici se li hanno costruiti lì e poi perché usare il propellente delle navette di attracco, se si può usare un razzo una tantum. Ma vabbe’… Il viaggio porta i nostri eroi in un’altra galassia dove vanno verso 3 pianeti, nelle vicinanze di un buco nero supermassiccio.

I criticoni tuttologi non resistono e, anziché godersi la meraviglia delle immagini e la colonna sonora azzeccatissima, ripartono all’attacco: come fa a fare luce?! perché un buco nero?!?! come sono passati da un buco nero?!? quel pianeta non potrebbe esistere!!!

Il film è di fantascienza proprio perché c’è una qualche dose di fantastico, quando guardate Harry Potter vi chiedete perché il gufo parla?! Inoltre, per adesso, nessuno è passato da un buco nero ma da un wormhole aperto affinché potessero passarci.

E insomma… Ce la faremo ad arrivare alla fine? Quindi dicevamo… Ci sono 3 pianeti papabili, di cui purtroppo si scopre che due sono disastrosamente inabitabili. Sul primo delle onde gargantuesche-da-incubo sommergono la superficie e sfasciano ogni cosa, sul secondo il ghiaccio regna ovunque. Il gruppo nel frattempo si disfa, lo stratega di Hunger Games muore sommerso da un’onda, il nero appassionato di buchi neri scoppia poco dopo per colpa del monoedrico Matt Demon il quale a sua volta tenta una rocambolesca fuga ai danni di Cooper e della Brand, figlia del tizio della NASA e unica donna dell’equipaggio.

Purtroppo per il cattivo-Demon, la fuga finisce male, mentre la maggior parte degli spettatori al cinema sobbalza sulle poltroncine. Parte un soffocato borbottio: ma che manovra, non si può fare!!! Che roba!!! Si eh!!!

Rio Bo e Biancaneve, quanti esperti cosmonauti tra di noi! Chissà che cosa avrebbero detto, se avessero visto le peripezie degli astronauti dell’Apollo 13. Il film volge al finale, mentre il simpaticissimo robot TARS, della Società Cibernetica Sirio, e Cooper decidono di sacrificarsi per permettere alla Brand di raggiungere l’ultimo pianeta, tentando a loro volta una viaggio nel buco nero (o una morte istantanea).

Per loro fortuna ci riescono, nonostante per recensori e critica sarebbero dovuti morire subito per via di cose sentite su Focus, e lì incontrano, indirettamente, gli umani del futuro, coloro che stavano muovendo le fila di tutto da una dimensione superiore a quelle in cui viviamo. Con poteri fantascientifici da quasi-divinità, essi permettono a Cooper mediante una speciale dimensione, di interagire con il passato, diventando così sciaguratamente l’artefice delle proprie sventure e fortune, allo stesso tempo. Che trolloni questi umani-futuri.

L’idiozia dei recensori a questo punto raggiunge l’apoteosi: si sarebbe dovuto spaghettifficare! Che ne capisce Kip Thorne!!! Non è affatto bello come il finale mistico di 2001 Odissea nello spazio!!! Rivogliamo Dio!!! Preferisco i Griffin, sono più credibili! C’è un paradosso temporale!!! Io ho visto un buco nero, non è così!

Stendiamo un velo pietoso e torniamo a goderci il finale, che vede l’umanità sana e salva in partenza verso un nuovo mondo ricco di speranze ed opportunità.

Fonte: Interstellar

Voto: Miranda Priestley che fa due cenni con la testa